La Puglia ed in particolare il territorio della provincia, è caratterizzato da un patrimonio rappresentato in parte da oliveti secolari ed a rischi d’abbandono. Le grandi piantate presenti su alcune aree del Gargano e il tavoliere, caratterizzano il paesaggio agrario, assegnando valenza ambientale e paesaggistica all’intero del territorio.
Sembra opportuno, avviare iniziative di programmazione territoriale, finalizzate alla tutela e valorizzazione della risorsa costituita dall’oliveto, sia in termini ambientali sia quale occasione di sviluppo socio-economico.
Esistono però alcuni pericoli e ostacoli, rappresentati sostanzialmente dai costi fissi elevati per il mantenimento degli oliveti secolari, e dalla bassa produttività degli stessi.
Resta in ogni caso la necessità di “far qualcosa” affinché il patrimonio paesaggistico, botanico-vegetazionale, agronomico e storico-culturale rappresentato da tali oliveti, non si deteriori, anzi fosse salvaguardato, e difeso, e ove possibile, anche recuperato, alla sua funzione economica.
Interventi in tale direzione potranno consentire di evitare un altro rischio cui questo patrimonio va incontro, che è quello dello sradicamento degli ulivi che se non bloccato in tempo, rischia di accentuare ulteriormente il fenomeno del depauperamento del territorio.
Le condizioni attuali dell'olivicoltura nel foggiano purtroppo in tutte le aree presentano tutti lo stesso problema, gli errori sono “ molti” commessi, alla:
- Scelta della Cultivar (Vivaismo):
va da se che la prima scelta riguarda l'individuazione delle Cutivars più adatte all'ambiente in cui si opera, al fine di raggiungere gli obiettivi qualitativi che ci sì e preposti, allo stato attuale le scelte avvengono su consigli di venditori casuali o sul sentito dire;
- Scelta del terreno:
fino a qualche anno fa erano maggiormente utilizzati per la realizzazione di un oliveto su terreni con forte pendenza o con bassa fertilità, in questo momento si prediligono terreni più facilmente lavorabili maggiormente dotati dal punto di vista nutritive, anche se la coltura è in ogni caso relegata a terreni marginali;
- Concimazione:
non viene quasi mai praticata essendo poco conosciuta l’utilizzazione di una buon’analisi del terreno; si utilizzano concimazione fosfatiche perchè e un elemento naturale carente nella maggior parte dei terreni;
- Potatura:
la potatura, è effettuata spesso ogni due anni, in alcuni casi si ricorre ad interventi di potatura ridotta che permettono il formarsi di microclimi adatti allo sviluppo di parassiti;
- Difesa:
nella maggior parte delle aziende olivicole gli unici trattamenti effettuati sono contro la mosca delle olive, valutando in modo empirico la presenza dell'insetto e il momento più adatto per intervenire, spesso non si interviene per niente;
- Raccolta:
nonostante la tendenza ad anticipare la raccolta ancora persiste la cattiva consuetudine di procedere alla raccolta in fase di maturazione avanzata con pigmentazione totale della buccia e della polpa;
- Sosta delle olive:
anche in questo caso come per la raccolta c'è la tendenza a far bene, anche se persiste l’abitudine a molire, le olive oltre il 5° giorno e a conservarle in sacchi o in cumuli cosa che determina surriscaldamento della massa e alterazioni a carico della drupa e soprattutto dell'olio;
- Trasformazione:
la trasformazione, grazie anche a programmi regionali di finanziamento negli ultimi anni, i frantoi sono quasi tutti con tecniche moderne, e alcuni con linee riservate alle olive da agricoltura biologica, e molti adottano anche sistemi di tracciabilità. Possiamo affermare che in questo periodo le tecniche e gli impianti di trasformazione sono migliorati.
- Commercializzazione:
la commercializzazione è effettuata sia come vendita delle olive prima della molitura che di olio, direttamente al consumatore ma molto spesso al frantoiano.
Da quest’analisi si evidenzia che le priorità sono soprattutto sulle tecniche agronomiche.
La mancanza di più rigorose condizioni circa la tecnica d’impianto e la potatura hanno, di fatto, determinato un'ampia varietà di conduzioni quindi non esiste un vero e proprio sistema d’impianto. Allo stesso modo le tecniche di potatura sono lasciate alla pratica o all'intuito del coltivatore.
Un altro aspetto importante, riguarda le modalità, dei trattamenti fitosanitari, laddove al verderame, tradizionale pratica in uso fino a qualche decennio fa, sono subentrati i derivati chimici senza alcuna preparazione degli olivicoltori.
L'effetto finale delle problematiche suddette e dato da una qualità mediocre del prodotto finale, fatto salvo le punte d’eccellenza che concorrono a produzioni particolari di olio.
Queste motivazioni spingono l’Associazione a sensibilizzare sempre più i produttori a produrre qualità per dare la capacita a quest’olio di poter aver un mercato.
Orientamenti
Gli orientamenti del progetto sono stati: recuperare gli oliveti in fase d’abbandono, e ottimizzare le produzioni, creare un mix qualità-quantità, con la realizzazione di studi, e programmi di assistenza tecnica con momenti di formazione e informazione per i produttori. |